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19
Apr

Confartigianato Marca Trevigiana contro la “manovrina” fiscale d’estate

Sartor: «non basta dire che una manovra non contiene aumenti di imposte perché ciò sia vero!»

vendemiano sartor nuovo presidnete confartigianato marca trevigianadi Vendemiano Sartor, presidente Confartigianato Imprese Marca Trevigiana

La “manovrina” di aggiustamento dei conti pubblici a dispetto di quanto anticipato nei giorni scorsi, avrà un sicuro impatto sui conti delle aziende. E’ prevedibile che ne riduca la liquidità e ne aumenti gli oneri per la gestione degli adempimenti.

Mentre si prende atto che il legislatore inaugura la compliance (volontaria conformità alle norme) con il contribuente, al fine di avviare una nuova stagione di lotta all’evasione, il Governo introduce nuove  disposizioni che si vanno a sommare agli otto nuovi adempimenti fiscali introdotti dal Decreto 193/2016 (spesometro e comunicazioni IVA trimestrali).

Ad arrestare l’azione del Governo non è servito nemmeno l’imbarazzante dietrofront sul fronte della facoltà di recuperare l’IVA da procedure concorsuali, dato che si sta dirigendo a vele spiegate verso nuove penalizzazioni:

·      la riduzione del limite al di sopra del quale è richiesto il visto di conformità per poter fruire dei crediti in compensazione, sia nella dichiarazione dei redditi che in quelle di IRAP e IVA, che passa dagli attuali 15.000 euro a 5.000;

·      l’obbligo di utilizzare il canale telematico Entratel per tutte le compensazioni, anche per quelle sotto i 5.000 euro;

·      l’introduzione di nuove ipotesi di applicazione dello “Split Payment” (separazione dei pagamenti, ovvero imponibile al fornitore e IVA allo Stato), nello specifico sia ampliando il novero dei soggetti pubblici che dovranno applicarle, sia il profilo di chi dovrà subirle, primi fra tutti i professionisti che oltre a non incassare l’IVA continueranno a subire anche la ritenuta d’acconto;

·      la riduzione al termine di presentazione della dichiarazione dei termini entro i quali è ammessa la deduzione dell’IVA che oggi è consentita fino al secondo periodo d’imposta successivo.

Ed è così che da queste sgradite innovazioni emerge il poco edificante quadro che vede con l’ampliamento dello “Split Payment” aumentare la platea di soggetti creditori di IVA verso lo Stato, complicando al tempo stesso ai medesimi la vita in quanto gli si chiede di accollarsi l’onere del visto di conformità e magari anche di differire i termini a partire dai quali sarà loro concesso di fruire dei crediti medesimi in compensazione.

Appare quindi evidente che il miglior consiglio che l’Associazione può dare ai suoi soci è quello di non diventare mai creditore verso lo Stato, essendo preferibile ritardare qualche pagamento periodico o magari qualche pagamento di acconto, provvedere all’occorrenza al ravvedimento del caso piuttosto che trovarsi con crediti difficili da gestire.

Ci sono stati tempi in cui il contabile poteva permettersi di “sbagliare” a favore dell’Erario, ma ora le cose sono cambiate perché i soldi finiti per errore o per regola allo Stato, sono di incerta e complessa recuperabilità. In proposito è interessante verificare l’amplissima casistica delle raffinate motivazioni addotte dall’Agenzia delle Entrate per negare, nella quasi totalità dei casi, le richieste di rimborso dei contribuenti.

Non basta dunque dire che una manovra non contiene aumenti di imposte perché ciò sia vero!

E allora perché compliance? Perché il contribuente dovrebbe essere compliant unicamente a suo danno? Perché dovrebbe continuare ad essere diligente nell’applicare le cervellotiche e incomprensibili regole fiscali, prima fra tutte quelle sul “Reverse Charge” che a due anni dall’introduzione hanno generato una palude di incertezza?

E non basta: ci sono regole delle quali, in tutta evidenza, l’amministrazione non può verificare sistematicamente la corretta applicazione ma che funzionano unicamente perché il contribuente le applica per rispetto della legalità e senso civico, ma cosa succederebbe se questa volontà venisse meno?

Cosa succederebbe se il contribuente, ad esempio, non volesse conformarsi alla indeducibilità dell’80% dei costi delle auto o a quella del 20% dei costi di telefonia, o ancora se deducesse le bollette dell’energia elettrica di casa…

Per queste situazioni non esiste alcuna possibilità di controllo sistematico e sarebbero dunque intercettate solo quelle situazioni che ricadono nell’ambito degli sporadici controlli analitici.

L’Associazione continuerà ad indirizzare l’imprenditore ad agire conformemente alle norme e al contempo denuncerà le criticità che stanno compromettendo la sopravvivenza delle imprese. Non si può sperare di rilanciare l’economia senza reali investimenti a favore delle imprese.

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