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19
Dic

Lo studio dei super diamanti “Clippir” frutta al padovano Fabrizio Nestola la copertina di “Science”

La presenza di acqua e carbonio nei diamanti “Clippir” validano le ipotesi di precedenti studi e aprono nuovi scenari sui processi geologici che avvengono alle grandi profondità del pianeta Terra

 

Fabrizio Nestola unipdI diamanti super profondi rappresentano una rarissima categoria di diamanti che cristallizza a profondità all’interno della Terra tra circa 300 km e oltre 1.000 km: solo il 6% dell’intera popolazione mondiale di diamanti è considerata super profonda, mentre il 94% vengono definiti diamanti litosferici e cristallizzano a profondità molto minori tra circa 120 e 250 km.

Già nel 2014, un team internazionale di ricercatori, tra cui il Prof. Fabrizio Nestola del Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova, ha scoperto un frammento molto piccolo di “ringwoodite” (un minerale con composizione Mg2SiO4 mai trovato prima sul nostro Pianeta) contenuto all’interno di un diamante super profondo proveniente dal Brasile. La “ringwoodite”, ancora intrappolata nel diamante, mostrava un significativo contenuto in H2O (fino all’1.4%). Considerando che il minerale può formarsi esclusivamente tra i 525 ed i 660 km di profondità e che in tale fascia rappresenta circa il 35% in volume di tutti i minerali stabili in quelle condizioni di pressione, questo ha fatto completamente riconsiderare il reale contenuto di H2O sul nostro pianeta che risulterebbe essere 3-4 volte superiore a quello ritenuto sino ad ora. Tuttavia, la scoperta del 2014 è risultata essere sino ad ora unica mancando ulteriori conferme per quell’ipotesi.

Il lavoro scientifico che vede il prof. Fabrizio Nestola come coautore e che, per importanza, ha ottenuto la copertina dell’autorevole rivista “Science” conferma definitivamente la presenza di idrogeno a grandi profondità nel pianeta Terra. La scoperta fa luce per la prima volta sulla genesi dei diamanti super giganti, molto famosi per la loro unicità e che raggiungono anche i 3.000 carati, come il Cullinan o il Lesotho Promise, dal valore inestimabile e mai studiati dal punto di vista scientifico.

Il team di ricerca ha avuto l’opportunità di studiare, con l’ausilio della strumentazione presente nel laboratorio padovano acquisita grazie al finanziamento ERC,  un gran numero di diamanti super giganti  e ha scoperto che i diamanti super giganti appartengono alla categoria dei diamanti super profondi e che costituiscono una vera e propria nuova categoria denominata dal team diamanti “Clippir” (acronimo che racchiude le loro principali caratteristiche fisiche). Infatti, non solo tali diamanti si formano a grandi profondità tra i 360 e i 750 km ma, per la prima volta in assoluto, hanno permesso di ipotizzare che essi si formino all’interno di “tasche liquide di metallo”. 

Tale ipotesi suggestiva è stata avanzata in quanto i diamanti investigati, grazie anche alle strumentazioni scientifiche presenti presso il Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova, hanno mostrato al loro interno inclusioni mineralogiche costituite da leghe di ferro-nickel, solfuri e carburi di ferro. Ma ancora più sorprendente è che tali inclusioni siano completamente circondate da un sottile bordo costituito da un fluido costituito da metano (CH4) e idrogeno (H2).

«Le principali implicazioni derivanti dallo studio sono molteplici - dice Fabrizio Nestola -: la prima è che i diamanti super giganti e super profondi rappresentano una nuova categoria di diamanti che da ora in letteratura verranno denominati diamanti “Clippir”, tali diamanti si formano a profondità comprese tra i 360 e i 750 km. I diamanti “Clippir” confermano definitivamente che a grandissime profondità nel nostro pianeta vi sono significative quantità di idrogeno. Infatti - continua Nestola - in almeno 13 diamanti (su 53 campioni studiati) è stata osservata l’associazione metano + idrogeno. Non solo, almeno sette diamanti “Clippir” mostrano caratteristiche isotopiche del carbonio tipiche del carbonio superficiale: questa presenza conferma l’importante scoperta del 2011 che permette di estendere il ciclo del carbonio dalla superficie del nostro Pianeta fino al mantello inferiore (oltre i 660 km di profondità). E questo può essere spiegato soltanto in termini di subduzione delle placche terrestri fino a grandissime profondità. Infine - conclude Nestola - la scoperta pubblicata su Science apre un nuovo scenario sui processi geologici che possono avvenire alle grandi profondità del nostro Pianeta. Viene dimostrato cioè come si possa formare ferro metallico liquido in regioni ben lontane dal nucleo terrestre: se il nucleo esterno, che si ipotizza essere costituito da un fuso ferro-nickel, inizia a profondità prossime ai 2.900 km, la presenza di inclusioni mineralogiche costituite da leghe di ferro-nickel, solfuri e carburi di ferro nei diamanti “Clippir” dimostra come invece si potrebbero formare a profondità non superiori ai 1.000 km.Nestola diamanti clippir

 

HI-TECH NEWS

Masterizzazione (e tanto altro ancora) con il Mac: ecco Roxio Toast 16 Pro

La nuova versione del popolare programma di produzione di Cd, Dvd e Blu-ray si aggiorna con nuove utilità 

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Da Samsung nuovi monitor per la televisione e per il computer

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Samsung The Frame 01Samsung presenta sul mercato italiano la nuova famiglia di schermi dedicati sia alla televisione che al computer con particolare indicazione per gli appassionati dei videogiochi.

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Arriva “Dharma”, la dialisi portatile personalizzata

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Pronto per entrare i orbita il satellite radioamatoriale “Max Valier Sat”

Dopo anni di lavoro tra Alto Adige, Monaco e Brema, a fine giugno il satellite radioamatoriale progettato dagli studenti ed insegnati dell’Istituto tecnologico di Bolzano raggiungerà la sua orbita intorno alla Terra 

Satellite radioamatoriale MaxValierSatSotto la guida di esperti internazionali in navigazione spaziale, gli studenti e insegnanti dell’Istituto tecnologico in lingua tedesca “Max Valier” di Bolzano hanno costruito il primo satellite altoatesino, battezzato “Max Valier Sat”, che a fine mese sarà lanciato nello spazio. 

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La misura della luce nel laboratorio di nanoscienze dell’Università di Trento

Lo studio pubblicato su Nature Communications accende i riflettori sul comportamento dei fotoni, le particelle che compongono la luce, che si trovano nel medio infrarosso

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Cibio bisturi genomico gruppo lavoro ricerca Anna Cereseto 2Le terapie genetiche, sviluppate a partire dalla fine degli anni Ottanta grazie all’avvento dell’ingegneria genetica, sono state salutate come una vera rivoluzione per sconfiggere molte patologie tuttora incurabili, come le malattie di natura ereditaria (ad esempio fibrosi cistica, distrofia muscolare, emofilia o diabete di tipo 1), malattie che dipendono da fattori ambientali (come il cancro, le malattie cardiovascolari e quelle neurodegenerative) ma anche traumi, infezioni e ischemie.

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Missione della sonda europea “Juice” prevista per il 2022 e operatività sul pianeta rosso nel 2029 dopo un viaggio interplanetario di sette anni

missione Juice NASA JPL giove e le sue lune ghiacciatePiù vicino il viaggio sulle tracce di vita tra le lune ghiacciate di Giove. Terminata la progettazione, può iniziare la costruzione della sonda e degli strumenti scientifici. Passo in avanti decisivo per la missione spaziale Juice (JUpiter ICy moon Explorer), che vede protagonista l’Università di Trento.

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Lo studio di Stefano Signetti dell’Università di Trento pubblicato su Nature Communications fa luce sulle proprietà nanomeccaniche dei tetrapodi, i “mattoni” che costituiscono l’aerografite, materiale a base di grafene

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Libera, gratuita, veloce: nasce la rete regionale “EmiliaRomagnaWiFi”

Oltre 1.100 nuovi punti di accesso da Piacenza a Rimini. Donini: «un altro passo verso gli obiettivi fissati dall'Agenda digitale: vogliamo avere almeno 4.000 postazioni entro il 2019»

Presentazione EmiliaRomagna WiFi corsiniLiberi, gratuiti, veloci: saranno così i 1.103 nuovi punti di accesso a Internet che troveranno spazio anche in piazze, stazioni, ospedali e biblioteche da Piacenza a Rimini. Parte così “EmiliaRomagnaWiFi”, la nuova rete pubblica della Regione che sarà in grado di garantire un accesso facile e senza restrizioni a tutti, a cominciare da 183 territori.  

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i-Con, il condom-non condom che traccia la prestazione apre una nuova frontiera del sesso

Un anello ad alta tecnologia da apporre sul pene sopra il profilattico registra tutte le prestazioni, per poi trasferirle mediante App sul cellulare o sulla tavoletta per memorizzarle o condividerle

i.conAlla fine la tecnologia indossabile è arrivata anche lì, su quello che molti definiscono l’amico più prezioso: “i.Con” sviluppato da British Condom viene definito come “smart condom” o profilattico intelligente, ma non è un profilattico inteso nel senso tradizionale del termine.

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Riparare il midollo spinale con il grafene

Progetto europeo, cui partecipa anche UniTrento, impegnato nello sviluppo di un sistema bioelettronico in grado di stimolare la rigenerazione dei conduttori dell’impulso nervoso, la loro funzionalità così come quella motoria dell’organismo. Quattro anni di lavoro e oltre 5 milioni di finanziamento nell’ambito del programma Horizon 2020 

grafene texas peg midollo conduttività elettricaQuando una lampada a cui si tiene molto cade a terra e si rompe, si fa il possibile per ricomporre o sostituire con cura i pezzi e ripristinare la connessione elettrica perché possa tornare funzionale. Un gruppo di ricercatori sta cercando di fare una cosa simile: “riparare” il midollo spinale. È l’ultima frontiera della nanotecnologia e il materiale chiave per raggiungere lo scopo è una microfibra composita di grafene, materiale ultrasottile e versatile che si ottiene dalla grafite, il minerale usato per le matite, costituito da un singolo strato di atomi di carbonio.

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Da Università Ca’ Foscari brevetto per la misurazione delle onde marine eccezionali

Nuova tecnologia per osservare il mare con videocamere 3D per prevenire mareggiate

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Ricerca del NordEst: produrre idrogeno dall’acqua grazie a un processo elettrochimico “pulito” ed efficiente

Un team italiano che ha coinvolto le università di Trieste, Bologna, Padova e CNR Parma ha dimostrato che è possibile

 

nanomateriali per produzione idrogeno da acquaÈ comunemente accettato che le emissioni antropiche di CO2 siano fra le principali cause del riscaldamento globale e all’origine di molti devastanti fenomeni atmosferici che stanno caratterizzando i nostri tempi. Tutto sembra essere legato a un uso intensivo, massiccio e ormai insostenibile di combustibili fossili. Con grande interesse e speranza si guarda alle possibili soluzioni proposte dalla comunità scientifica internazionale, e in particolare a combustibili alternativi. Tra essi l’idrogeno, un vettore energetico pulito già profeticamente descritto da Verne nel suo romanzo “L’isola misteriosa”.

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La ricerca impegnata a trovare l’erede del silicio per l’elettronica e il fotovoltaico

All’Università di Padova il premio Nobel 1990 Amano per l’applicazione del nitruro di Gallio che ha reso possibile l'invenzione del Led a luce blu

 

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