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10
Feb

Foibe, Giorno del Ricordo della strage dei comunisti titini ai danni degli italiani della Dalamzia

Celebrazioni in tutto il Paese, con quella principale a Basovizza dove si erge il monumento nazionale, anche con episodi di chi non vuole ammettere le responsabilità come accaduto a Modena

foibe giorno ricorso striscione pro tito modenaE' cominciata con la messa di suffragio celebrata dall'arcivescovo di Trieste, mons. Giampaolo Crepaldi, la cerimonia solenne alla Foiba di Basovizza, sul carso triestino, in occasione del Giorno del Ricordo, ricorrenza istituita nel 2004 per ricordare le vittime delle foibe, l'esodo giuliano-dalmata e le drammatiche vicende del confine orientale negli anni a cavallo del secondo dopoguerra.

Prima della liturgia, hanno fatto il loro ingresso al monumento nazionale i gonfaloni di Trieste e Muggia. Presenti anche i gonfaloni della regione Friuli Venezia Giulia e dei comuni di Pordenone e Duino-Aurisina. Dopo la cerimonia dell'alzabandiera, sono state deposte corone commemorative davanti alla grande foiba per rendere onore ai martiri delle foibe. 

Tra le istituzioni, presenti il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, la presidente della Regione, Debora Serracchiani, e il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza. Alla cerimonia anche il picchetto del reggimento “Piemonte Cavalleria 2”, associazioni combattentistiche, sodalizi patriottici, una rappresentanza delle X Mas, rappresentanze legate agli esuli. Cinquecento gli studenti provenienti da diversi istituti di Italia, che hanno aderito al progetto “Le tracce della memoria”, promosso dal Comune di Trieste e dalla Lega nazionale. 800 le penne nere dell'Associazione nazionale alpini, di diverse sezioni.

«Noi tutti, insieme alle future generazioni, abbiamo il dovere e il compito di custodire e dare sempre voce a questi drammatici fatti, affinché il ricordo non torni più nell'oscurità di un silenzio colpevole» ha affermato il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, nel suo intervento durante la cerimonia alla Foiba di Basovizza nel Giorno del Ricordo. «Ora - ha proseguito - non è più concesso alla storia di smarrire l'altra metà della memoria. Da appena 14 anni - ha osservato Dipiazza - il Paese, la nostra patria, ha cominciato a prendere piena coscienza di quanto successo su queste terre tra il settembre del 1943 e il febbraio del 1947 da parte dei partigiani comunisti di Tito. Una realtà che per oltre sessant'anni è stata volutamente dimenticata, nascosta, stravolta, misconosciuta. Un dramma figlio della ferocia dei titini jugoslavi, ma nel quale, per amor di verità, i comunisti italiani hanno svolto un ruolo non marginale». E ha aggiunto: «le bestie di Tito qui hanno tracciato una lunga scia di sangue gettando in questa foiba e in altre voragini, italiani della Venezia Giulia e della Dalmazia e altre vittime innocenti». 

«Le foibe e il disperato esodo che spopolò a più riprese l'Istria, Fiume e la Dalmazia, sono atti di una tragedia che deve ancora entrare nella coscienza popolare della Nazione. Per questo le Istituzioni devono adoperarsi con più impegno, continuità e coerenza, svolgendo opera di custodia e divulgazione e, ove necessario, condannando tentazioni negazioniste o indebite strumentalizzazioni - ha affermato la presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani -. Non basta venire a Basovizza una volta l'anno per mettersi in pari con la propria coscienza, con i doveri istituzionali e soprattutto con gli insulti della storia». Serracchiani ha poi sottolineato come sia «giusto dare volti al dolore, sapere che ci furono persecutori e vittime, conoscere i nomi di chi subì gli oltraggi peggiori, come accadde alla giovane Norma Cossetto, stuprata e uccisa dai titini in un miscuglio di odio ideologico e bestiale violenza. Né bisogna nascondersi che, come accadde altre volte nella storia, la barbarie ebbe i suoi complici e chi ne trasse profitto. Bisogna guardare gli occhi di chi visse quei drammi - ha concluso Serracchiani - saper leggere nella commozione dei nostri esuli, per intuire l'abisso di dolore che hanno varcato. Qui c'è il vero Giorno del Ricordo, nelle vite strappate dalla loro terra e disperse per il mondo, nei nomi degli scomparsi, nelle tombe rimaste abbandonate».

Il Giorno del Ricordo è stato macchiato da un vergognoso striscione appeso a Modena dinanzi al circolo identitario la “Terra dei Padri», recante la scritta “Maresciallo siamo con te. Meno male che Tito c'è». Immediate le dichiarazioni di condanna: «un attacco violento, al limite dell'apologia di reato - commenta la “Terra dei Padri” - firmato con la falce e il martello che non riesce a sporcare la giornata e ci rafforza nel cementare la memoria dei martiri. Pur di esprimere un giudizio politico - aggiunge il circolo - i soliti noti che hanno tempo da vendere non sono in grado di capire le sofferenze di chi fu gettato a morire nei crepacci carsici dai comunisti, né il calvario dei 350.000 dell'esodo da Istria e Dalmazia che si sono dovuti reinventare una vita, lavorando giorno e notte per cercare di ricostruire ciò che Tito gli aveva strappato». 

Sull'accaduto a intervenire è anche Enrico Aimi, consigliere regionale e candidato alle politiche, a Modena, per Forza Italia: «un’inaccettabile offesa all'Italia e alla memoria delle migliaia di vittime del comunismo. Inneggiare alla figura di un losco sanguinario e alla strage di oltre 15.000 italiani barbaramente trucidati è apologia di genocidio. E questo è assolutamente inaccettabile, tanto più nel giorno del ricordo condiviso, sancito anche da una legge dello Stato. Nell'auspicio che i responsabili di questo sfregio siano identificati, serve una condanna unanime».

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