neq-header.jpg
Stampa
22
Dic

Natale, messaggio augurale del Patriarca Venezia Moraglia

«Camminare insieme per bene comune. Il senso profondo della festività contiene elementi irrinunciabili anche per le relazioni sociali che riguardano tutti»

 

MoragliaIl senso profondo del Natale non può essere rinchiuso solamente nella sfera personale o familiare ma contiene «elementi irrinunciabili anche per le relazioni sociali che, in qualche modo, ci riguardano tutti». Lo afferma il Patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, nel messaggio augurale per il Natale.

«Fissare lo sguardo sul Bambino - scrive il Patriarca - può aiutarci a risvegliare un senso vivo di “comunità” e di “popolo”, spesso perduto, vincendo la forza di particolarismi sempre ricorrenti e interessi non lungimiranti. Guardare il Bambino susciti in noi la volontà e l'impegno di camminare insieme verso ciò che è bene, anzi, il è “bene comune”. Quel Bambino, infatti, ci “accomuna” e spinge affinché ci interroghiamo sulle tante forme di individualismo e autoreferenzialità che ci appartengono e, talvolta, prendono il sopravvento sia nella società civile sia nella comunità ecclesiale; qui tutti siamo a rischio, soprattutto chi pensa di non esserlo». 

«Il Bambino – aggiunge Moraglia - ci convinca di “allargare” i nostri orizzonti per provare a perseguire progetti condivisi, ossia pensati, elaborati e portati avanti insieme e non da soli, così che durino nel tempo perché fondati sul vero bene di tutti. E’ una prospettiva che ci chiama tutti in causa e tocca le questioni più rilevanti del nostro tempo, nella Chiesa e nella società civile. Vale per la nostra Chiesa, per la nostra città, per il territorio del NordEst, per il nostro Paese, per l'Europa e per il mondo intero».

Il Patriarca rivolge il suo augurio in particolare ai piccoli e ai giovani, alle famiglie, agli anziani, agli ammalati e quanti vivono «momenti di preoccupazione e disagio per la salute o per il lavoro. A Natale si guarda con speciale attenzione ai deboli, ai dimenticati, ai malati, alle persone sole, a quanti hanno dovuto lasciare la loro terra e cercano un'accoglienza che sia autentica integrazione. Tale integrazione chiede che siano tutelati sia gli immigrati sia il popolo che li accoglie; entrambi devono poter vedere riconosciuti i loro diritti. Si tratta, insomma, di offrire e chiedere rispetto reciproco tenendo conto della dignità di ogni persona e della storia e della cultura di un territorio». 

A conclusione del messaggio, mons. Moraglia esorta a far sì che «il riferimento al Bambino non manchi mai in questi giorni di festa. Vedendo le luminarie pensiamo che Lui è la luce; è Lui il Signore e Salvatore ed è Lui che ci può rendere più “buoni” e risollevarci dalle nostre mediocrità e ambiguità quotidiane».

 

TROVA ...

Questo sito utilizza i cookie. Procedendo la navigazione su questo sito, accetti il fatto che potremmo memorizzare e accedere ai cookie sul tuo dispositivo.